IL MITO DEL VOLO E IL FUTURISMO

Antonio Locatelli e il mito futurista
estratto dal saggio di Marco Lorandi, docente di Storia dell’arte contemporanea presso l’Università degli studi di Bergamo

L’aeroplano di cui con D’Annunzio, Locatelli incarnò il mito futurista, fu l’esemplificazione più diretta, immediata ed entusiasmante proprio anche nell’ambito dell’Interventismo dei Futuristi. E costituisce la componente più eclatante, anche in termini iconografici, di quei concetti di dinamismo, di velocità e di linee-forza alla base della poetica futurista e della nuova sensibilità apportata dalle scoperte scientifiche e tecniche, che va intesa non come feticismo dell’oggetto-macchina-aeroplano, bensì determinato dall’influenza ineluttabile della scienza moderna che produsse le nuove «forme di comunicazione, di trasporto e d’informazione» (Marinetti).

Locatelli fu anche scrittore, pittore e disegnatore apprezzabile, di ciò che vedeva e raccontava da una prospettiva fisica e psichica «dall’alto»; in tal senso, fu l’eroe per eccellenza che concretizzava il mito del progresso moderno che proprio in quegli anni il futurismo storico (1909-1916) aveva proclamato, divulgato in tutto il mondo e reso possibile quale portavoce di una nuova civiltà e di un nuovo sapere fondato sulla scienza e la tecnologia moderne.

Per quanto Locatelli nei suoi disegni e dipinti seguisse una raffigurazione d’après nature, è più che giustificato abbinare la sua passione per il volo all’iconografia del primo futurismo… E’, infatti, legittimo ipotizzare che Locatelli vivesse la sua intrepida avventura con l’aeroplano, al di là del suo intervento nella prima guerra mondiale, anche come una personale dimensione di brivido psichico e spirituale sulla base dello stato d’animo e dell’emozione, concetti che erano già stati confermati dalle poetiche futuriste di Boccioni (1912) e di Carrà (1913) nel «trascendentalismo»…

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